Educare al rispetto.

Per favore. Grazie. Scusa. 
Parole semplici, magari scontate, ma con un grande valore intrinseco, legato al riconoscimento ed al rispetto dell’altro. In una realtà sempre più egocentrica ed emotivamente disconnessa, dove gli educatori faticano a dare linee guida alle nuove generazioni, io riparto da qui. Far comprendere ai bambini (e non solo!) l’importanza di queste parole e del loro utilizzo rappresenta l’inizio di un percorso di presa di coscienza dell’altro come di una persona meritevole di attenzione e riguardo. 
Non si tratta solo di pronunciarle, ma di sentirle vere dentro di sé. Si tratta di comprendere che ciò che stiamo chiedendo all’altro “per favore” implica un suo sforzo, piccolo o grande che sia, e ringraziarlo esplicitamente per questo  con un “grazie” è una forma di ricompensa simbolica, che esprime riconoscenza. Scusarsi per un gesto sbagliato o per una parola uscita male, siano questi volontari o meno, è per alcuni particolarmente difficile, poiché implica il dover ammettere di aver commesso un errore o perché viene visto come segno di debolezza; riuscire a farlo, invece, è un atto fondamentale per provare a risanare il torto fatto e spesso può smorzare nettamente la tensione creatasi. La parola “Scusa”, quindi, può diventare uno strumento di potere positivo.

E allora, proviamo a rendere queste tre parole protagoniste della nostra quotidianità, non come vuota ripetizione, ma come atto riflessivo su di noi e sugli altri. 

Partiamo da noi. I bambini ci seguiranno a ruota!

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