La psicoterapia per riappropriarsi di sé

Io non credo in queste cose“. 

Ho incontrato diverse persone che, dopo aver saputo quale fosse la mia professione, mi hanno esplicitato con fermezza il loro scetticismo rispetto alla psicoterapia e all’EMDR, dubitando sia della loro efficacia che dei loro stessi assunti di base. Ogni volta che capita, me ne chiedo il motivo e mi domando se in qualche modo non sia un tentativo di distanziarsi dalla propria interiorità e dalla possibilità  di cambiamento. Forse non in tutti i casi questa lettura potrà essere valida, ma, laddove lo fosse, le parole “Io non ci credo” potrebbero rappresentare una modalità per evitare di doversi confrontare con elementi disturbanti, rimasti per qualche ragione non metabolizzati. 

Non affrontare questo tipo di materiale psichico, però, implica un continuo ed elevato dispendio di energie per tenerlo il più possibile lontano dalla coscienza, di fatto non ottenendo altro che conservarlo intatto in tutta la sua forza ed influenza. Decidere di lasciarlo emergere può spaventare e disorientare ed è in questo che -paradossalmente, per chi dice di non crederci- lo psicoterapeuta può essere d’aiuto, ponendosi come un compagno di viaggio che starà accanto e supporterà nei momenti più faticosi e duri, ma non sarà in lui che si dovrà credere, bensì in sé stessi. Rivolgersi ad un professionista che utilizza l’EMDR potrà rendere il percorso più rapido e diretto, sebbene ad alta intensità emotiva. Lungo la strada, pian piano s’imparerà a lasciar andare le zavorre inutili, a scoprire in sé nuove risorse e potenzialità e ad investire al meglio risorse ed energie. Alla fine del cammino, il materiale psichico disturbante non sarà più tale e ci si sarà riappropriati di sé stessi, della propria vita e del proprio futuro.

Il potere rigenerante del verde

Ho la fortuna di poter trascorrere ogni tanto un po’ di tempo in un luogo immerso nel verde,  a contatto con una natura in parte ancora selvatica che dà vita a scorci variegati e contrastanti: mare e collina, coltivazioni e boscaglia, alberi da frutto e rovi selvatici. I momenti in cui riesco a fermarmi in silenzio ed a lasciar correre lo sguardo purtroppo sono pochi, ma sufficienti a donarmi vitalità, energia e benessere.

Quando ci sentiamo pervasi da emozioni negative, o siamo stressati da mille impegni e responsabilità e percepiamo come predominanti gli elementi che ci causano malessere, abbiamo bisogno di fermarci e di dedicarci a noi, per ritrovare le forze e le risorse che ci permettano di affrontare in modo più efficace la quotidianità. In tal senso, immergersi nella natura ha un potere di rigenerazione eccezionale. Ma come fare quando si vive in città, dove predomina il cemento? Creare un piccolo angolo verde, sul balcone o in un angolo della casa può essere una soluzione per rendere l’ambiente più vitale; prendersi alcuni istanti per sé, per contemplare il nostro “giardino privato”, prendersene cura e riconnettersi con il ritmo naturale, può aiutarci a migliorare l’umore e ad alleviare le tensioni della giornata.

Respira.

​Respirare: una cosa tanto semplice, automatica e naturale che normalmente non richiama la nostra attenzione. Ma ci sono momenti capaci di toglierci il respiro. Letteralmente. È come se il nostro organismo d’un tratto volesse isolarsi da un mondo divenuto pericoloso ed angosciante, chiudendo fuori tutto, anche l’aria. Una forma estrema di difesa che causa a sua volta profondo malessere in chi la vive, ma che rappresenta in quel momento il male minore. La reazione è spesso di spavento, di paura di perdere il controllo su di sè, cosa che ci porta  a tentare di lottare contro il proprio corpo, pur non sapendo esattamente come fare. Perché, però, non provare a leggere tutto ciò come una possibilità, una forma di auto-protezione? Forse il nostro corpo ci sta isolando solo perché tutte le nostre energie siano utilizzate per rendere più tollerabile ciò che ci ha così tanto turbato. A volte bastano pochi secondi, altre volte di più; a volte riusciamo a restare dove siamo, altre abbiamo bisogno di allontanarci. La certezza,  però, è che passerà. E lo farà più velocemente quanto più saremo rapidi nell’identificare le nostre risorse per affrontare l’evento critico. Riconnettendoci con noi stessi, e non combattendoci, ricominceremo a respirare normalmente e permetteremo di nuovo al mondo di entrare dentro di noi.